Giovanni Mezzedimi

Giovanni

Mezzedimi

Architects

culturale_

CONCORSO INTERNAZIONALE
Nuova Biblioteca Umanistica_

Progetto Menzionato

Piazza Brunelleschi, Firenze. Concorso internazionale per la Biblioteca Umanistica dell’Università e la riqualificazione della piazza. Il progetto si confronta con la Rotonda brunelleschiana e il complesso stratificato di Santa Maria degli Angeli. Non cerca la continuità stilistica: introduce un volume contemporaneo che ridefinisce lo spazio pubblico.

Un edificio in acciaio e vetro — trasparente, leggero — si colloca sul lato della piazza. La facciata è una doppia pelle: telaio metallico esterno, vetrate serigrafate con scritte tipografiche che dichiarano la funzione. All’interno, sale di lettura su tre livelli si affacciano su uno spazio centrale a doppia altezza coperto da lucernario. Struttura metallica a vista, passerelle sospese, ballatoi che collegano i livelli. Acciaio brunito, vetro, pietra naturale: materiali ridotti all’essenziale.

La piazza viene ripavimentata: pietra chiara, disegno geometrico che definisce percorsi e aree di sosta. L’edificio si ritira leggermente dal fronte stradale, crea uno spazio intermedio — filtro tra piazza e biblioteca. Non monumentalità: trasparenza controllata. L’interno è visibile dall’esterno, la biblioteca diventa dispositivo urbano attivo. 

 

Luogo

Firenze, Piazza Brunelleschi

5.000

 

Anno

2006

 

Progetto

Fabrizio Mezzedimi, Giovanni Mezzedimi, Roberto Vezzosi

 

Collaborazioni

Diego Gadler, Maximiliano Muller, Elisa Toccabelli

 

Ente banditore

Università degli Studi di Firenze. 

 

 
 

CONCORSO INTERNAZIONALE
Nuovo Museo Archeologico di Ascea Velia_

Progetto Vincitore

Parco Archeologico di Elea-Velia, Ascea. Concorso internazionale per il nuovo museo del Parco del Cilento. Il progetto si colloca tra l’area archeologica e la linea ferroviaria: confine tra memoria antica e infrastruttura contemporanea. Il museo non si mimetizza — si dichiara come dispositivo autonomo nel paesaggio stratificato.

Una torre solare verticale — elemento iconico e dispositivo energetico — marca il sito. Pannelli fotovoltaici la rivestono: l’edificio produce l’energia necessaria al proprio funzionamento. Alla base, volumi curvi in cemento armato definiscono gli spazi espositivi. La pianta si articola per geometrie fluide: sale circolari, ellittiche, che rifiutano l’ortogonalità. Coperture a volta ribassata, bucate da lucernari circolari. La luce zenitale attraversa gli spazi, costruisce atmosfere controllate per l’esposizione dei reperti.

Il museo si misura con la topografia: si incassa parzialmente nel terreno, emerge con la torre. L’accesso avviene attraverso una rampa che discende nel volume principale. All’esterno, superfici verdi ricuciono l’edificio al paesaggio archeologico. L’intervento non cerca la continuità con le rovine: stabilisce una presenza contemporanea — tecnologica, energeticamente autonoma — che trasforma il museo in infrastruttura culturale del territorio.

 

Luogo

Ascea Velia, Salerno – Parco Archeologico di Elea-Velia

 

2.000

 

Anno

2004

 

Progetto

Fabrizio Mezzedimi, Giovanni Mezzedimi

 

Collaboratori

Maximiliano Pedro Muller, Diego Gadler, Elisa Toccabelli

 

Ente banditore

Comune di Ascea Velia

 
 

 

 
 

EX IDIT – Deposito Organizzato di Arte Contemporanea

Riconversione di uno stabilimento industriale abbandonato in Deposito Organizzato dell’Arte Contemporanea. Il progetto recupera una “cattedrale nel deserto” — torre alta settantasei metri, involucro longitudinale ottanta per venti — trasformando l’archeologia industriale in infrastruttura culturale ed energetica.

L’edificio esistente viene mantenuto nella sua configurazione: cemento armato, serramenti in bronzo, mosaici originali conservati. La torre — cilindro interno di sedici metri inscritto in un involucro quadrato vetrato — diventa elemento iconico, viene restaurata. I corpi longitudinali ricevono nuove pelli ventilate: doghe di teak trattato, pareti in vetrocemento. Materiali industriali contemporanei che dialogano con la struttura razionalista originaria. Coperture a shed sui volumi orizzontali: duemilaquattrocento metri quadri di pannelli fotovoltaici orientati a quarantacinque gradi verso sud. Autosufficienza energetica.

All’interno, la “navata centrale” — grande hangar dodici metri di altezza — ospita esposizioni e manifestazioni. Sistema di climatizzazione naturale: tubo Venturi conico in vetro e acciaio emerge dal cilindro, aspira aria calda, genera ventilazione per convezione. Shed sulla copertura si aprono come ausilio. Depositi per opere in comodato, spazi espositivi, laboratori occupano i volumi laterali. Non demolizione: metamorfosi. Il fallimento industriale si trasforma in polo complementare al Santa Maria della Scala urbano.

 

Luogo

Isola d’Arbia, Siena

 

6.000

 

Anno

2003

 

Progetto

Giovanni Mezzedimi

 

Contributi

Omar Calabrese, Marco Pignattai, Enzo Tiezzi, Riccardo Pulselli

 

 

 
 
Torna in alto